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Cefalee Con il termine cafalea o cefalalgia si intendono quei dolori avvertiti a livello del capo e del volto che insorgono a causa dell'irritazione di strutture craniche sensibili al dolore per la presenza di nocicettori, tra cui i vasi della base cranica, e le tonache vascolari cerebrali della dura e della pia madre.
Nel 1988 l 'International Headache Society ha stilato una prima classificazione delle cefalee, che è stata aggiornata nel 2003 e che, al momento, ne distingue oltre 60 tipi differenti. Tutte le cefalee sono classificate in gruppi principali e ciascuno di essi è a sua volta suddiviso in uno o più tipi, sottotipi e sottoforme.
La prima grande distinzione effettuata è tra cefalee primarie e secondarie, queste ultime imputabili ad altre condizioni patologiche, spesso anche gravi. Cefalee primarie emicrania
· senza aura · con aura · sindromi periodiche dell'infanzia, possibili precursori comuni di emicrania · retinica · complicanze dell'emicrania · probabile emicrania cefalea tensiva · episodica sporadica · episodica frequente · cronica · probabile cefalea a grappolo · cefalea a grappolo · emicrania parossistica · attacchi di cefalea neuralgiforme unilaterale a breve durata con iniezione congiuntivale e lacrimazione (SUNCT) · probabile cefalalgia autonomico-trigeminale altre forme di cefalea primaria · cefalea primaria trafittiva · cefalea primaria da tosse · cefalea primaria da attività fisica · cefalea primaria associata ad attività sessuale · cefalea ipnica · cefalea primaria "a rombo di tuono" · emicrania continua · cefalea quotidiana persistente ab initio (NDPH) Cefalee secondarie
· cefalea a seguito di traumi al capo e/o collo · cefalea attribuibile a disturbi vascolari · cefalea attribuibile a patologie endocraniche non vascolari · cefalea correlata all'uso di sostanze o alla loro deprivazione · cefalea attribuibile a infezioni · cefalea attribuibile a disturbi dell'omeostasi · cefalea o dolore facciale nei disturbi di cranio, nuca, occhi, orecchi, naso, seni paranasali, denti, bocca o altre strutture facciali o craniche · cefalea attribuibile a disturbi psichiatrici · nevralgie del capo, dolori del tronco nervoso e dolori di deafferentazione · altri tipi di cefalea non classificabili tra i precedenti Epidemiologia L'età di insorgenza delle crisi emicraniche è quella giovane-adulta.
Nel 30% dei casi le prime crisi si presentano durante la prima decade di vita, mentre del tutto occasionalmente esse insorgono dopo i 60 anni.
Nella maggioranza dei casi, l'emicrania accompagna l'individuo che ne risulta affetto dall'età giovanile fino a quella pre-senile o senile (1).
L'emicrania rappresenta un disturbo molto diffuso.
Si calcola che ne soffra in maniera ricorrente oltre il 20% della popolazione femminile e il 10% circa di quella maschile, con una maggiore prevalenza fra la terza e la quinta decade di vita. La forma più diffusa è quella senza aura, mentre l'emicrania con aura si manifesta con una prevalenza notevolmente più bassa (1).
Notevole è l'impatto dell'emicrania sia sulla vita dell'individuo che sulla società in cui il malato vive. Il 60% dei soggetti affetti da emicrania presenta uno o più episodi mensili di intensità severa.
Il che corrisponde ad un grado variabile di disabilità correlata alla malattia, che si ripercuote sull'attività produttiva e/o sociale del soggetto.
Notevole risulta essere l'impatto dell'emicrania sul sistema sanitario: dalla consultazione del medico di base al ricorso alle strutture per l'urgenza, dall'uso di analgesici da banco alla prescrizione di accertamenti strumentali più o meno indispensabili (2). Emicrania: perchè e come trattarla L'emicrania è sicuramente la forma di cefalea primaria per cui più frequentemente il paziente si rivolge al medico in quanto gli attacchi che si ripetono producono nel paziente una notevole disabilità (1, 2).
La prevalenza dell'emicrania, nella popolazione adulta è del 6-8% nei maschi e 12-14% nelle femmine (3, 4, 5, 6).
L'Organizzazione Mondiale della Sanità ha inserito l'emicrania severa al 19° posto come causa di disabilità tra tutte le malattie.
I risvolti economici della patologia sono estremamente rilevanti; i costi diretti sono relativi all'utilizzo di risorse per diagnosi e cura (spese per visite mediche, indagini diagnostiche, ricoveri, farmaci, terapie non farmacologiche), mentre i costi indiretti riguardano la ridotta capacità lavorativa ed i giorni di lavoro persi a causa della malattia (2, 7, 8, 9, 10, 11).
L'emicrania è spesso una patologia cronica che accompagna il paziente nel corso della sua vita. Dati della letteratura indicano come l'emicrania sia una malattia progressiva (12, 13) che, nel corso della vita si complica con altre patologie. Il paziente emicranico più frequentemente può sviluppare ipertensione (14, 15, 16) e patologie vascolari cerebrali, inizialmente silenti (17, 18, 19).
Alcuni studi hanno inoltre evidenziato come, alterazioni alla risonanza magnetica (RM) definite aspecifiche, possono essere invece un segno della progressione di malattia (20,21). In particolare uno studio di popolazione di Kruit su un campione di adulti danesi fra 30-60 anni ha evidenziato che:
· gli emicranici hanno più lesioni della sostanza bianca, rilevabili alla RM, rispetto ai controlli · le lesioni RM sono maggiori in soggetti con frequenza di attacchi emicranici più alta (ad indicare una progressione della malattia) · più di una crisi di emicrania al mese predisporrebbe gli emicranici a lesioni cerebrali subcliniche (20). Le precedenti considerazioni indicano come il trattamento dell'emicrania sia un punto di notevole rilevanza sia per ridurre disabilità e costi che per la prevenzione di altre patologie che possono associarsi nel corso della vita.
I farmaci sintomatici hanno lo scopo di ridurre l'intensità degli attacchi e/o di produrre la remissione del dolore nel più breve tempo possibile e di ripristinare le normali funzioni riducendo la disabilità.
Per quanto riguarda l'emicrania, le classi farmacologiche da considerare nel trattamento acuto sono:
· triptani · analgesici e FANS · ergotaminici, antiemetici (22).
I triptani, con azione di agonisti selettivi dei recettori 5-HT 1B-1D, sono stati sviluppati appositamente con l'indicazione specifica per l'emicrania e non sono da utilizzare in altre forme (ad esempio cefalea tensiva).
La loro efficacia è stata valutata in numerosi studi randomizzati-controllati versus placebo di cui è disponibile una meta-analisi (23, 24).
I triptani si sono dimostrati anche efficaci in circa il 60% dei non-responder ai FANS (25).
Benchè i triptani abbiano dimostrato una buona efficacia se somministrati ad ogni tempo dell'attacco emicranico, alcuni studi hanno evidenziato come l'assunzione precoce del farmaco produca una efficacia migliore (26, 27).
E' necessario che il consumo mensile non superi 10 dosi al mese che porterebbe ad una situazione di "overuse" (28). Le principali controindicazioni all'uso dei triptani sono: ipertensione arteriosa non controllata, cardiopatia ischemica, malattia di Raynaud, anamnesi di stroke ischemico, gravidanza e allattamento, gravi patologie epatiche e renali.
La terapia di profilassi si basa principalmente sull'uso delle seguenti categorie farmacologiche: calcio-antagonisti, beta-bloccanti, antiepilettici, triciclici.
Tale terapia mira alla riduzione della frequenza degli attacchi. Non vi sono indicazioni precise su quando iniziare e per quanto proseguire il trattamento ma vi è un generale accordo nel considerare che la terapia debba essere iniziata quando si verificano almeno 3 attacchi mensili disabilitanti e quando la riposta al trattamento sintomatico è nulla e vada proseguita per un periodo minimo di 3 mesi (22). Il trattamento è considerato efficace quando vi sia una riduzione della frequenza degli attacchi di almeno il 50%. Il farmaco di profilassi sarà scelto in base alla storia clinica e all'individuazione di eventuali comorbilità.
L'utilizzo di terapie appropriate ed efficaci, sia sintomatiche che di profilassi, oltre che migliorare la qualità di vita e la disabilità del paziente, può ridurre i costi economici della patologia.
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